RSI e globalizzazione
L’affermazione sul mercato delle imprese multinazionali è stata un volano fondamentale nello sviluppo del concetto di RSI, perché l’azione internazionale di queste si è immediatamente confrontata con ordinamenti giuridici e istituzioni diverse, che hanno stimolato la ricerca di nuove forme di controllo e legittimazione del loro operato, in particolare in territori a weak governance (con istituzioni poco consolidate) come, talvolta, i Paesi del terzo mondo.
Con lo sviluppo dell’economia globalizzata sono quindi nate all’interno dell’opinione pubblica nuove domande di responsabilità sociale, di sostenibilità e di trasparenza sui comportamenti dell’impresa, in grado di controbilanciare gli effetti negativi della liberalizzazione.
I campi di applicazione della RSI nel contesto internazionale sono diversi, e sono quelli nei quali il comportamento socialmente responsabile dell’impresa può assicurarle la crescita di consenso da parte dell’opinione pubblica per mezzo della fiducia guadagnata nei confronti degli stakeholder: tra essi, si possono ricordare:
- Ambiente e Sviluppo sostenibile
- Diritti umani e diritti dei lavoratori
- Economia e Società locale
- Trasparenza
- Legalità
- Consumatori
- Catene di fornitura
• Ambiente e Sviluppo sostenibile
I modi di produzione e di consumo giocano un ruolo di primo piano in quei fenomeni globali che mettono a rischio il futuro del pianeta: l’inquinamento, il surriscaldamento terrestre, i cambiamenti climatici.
E’ quindi impellente promuovere uno nuovo modello di sviluppo economico, che soddisfi i bisogni delle generazione presenti «senza compromettere le possibilità per le generazioni future di soddisfare i propri», come è stato affermato sin dal 1987 nella relazione Our Common Future, elaborata dalla Commissione su Ambiente e Sviluppo delle Nazioni Unite (noto anche come "Rapporto Brundtland").
ùAd oggi, le legislazioni degli Stati non sempre riescono a determinare una condotta imprenditoriale conforme a tale modello di sviluppo. Inoltre, in alcuni casi la delocalizzazione può incoraggiare l’adozione di standard inferiori a quelli prescritti nei Paesi di origine.
In questo contesto, le scelte volontarie delle imprese che operano a livello internazionale sono determinanti per una produzione che sia davvero vantaggiosa per l’economia locale e globale e contestualmente consideri l’impatto ambientale in ogni sua fase: esse devono riguardare il risparmio energetico come la produzione eco-compatibile, l’adozione di un efficace sistema di gestione ambientale come l’applicazione di un sistema di rendicontazione esteso agli aspetti ambientali.
Studi ed analisi dimostrano come ciò si traduca nel medio periodo in vantaggio economico in termini di:
- risparmio nell’utilizzo delle materie prime (in particolare delle fonti energetiche tradizionali);
- introduzione di innovazioni tecnologiche nei processi produttivi;
- innovazione nei prodotti;
- favore dei consumatori.
• Diritti umani e diritti dei lavoratori
Un’impresa, soprattutto se di grandi dimensioni, può esercitare una notevole influenza oltre che sull’economia anche nella vita sociale e politica del Paese in cui opera. Costiituisce un pilastro del comportamento socialmente responsabile è il rifuito di adittare pratiche repressive dei diritti umani, nonché l'esercizio della propria influenza affinché questi siano rispettati.
A tali fini, una strategia d’impresa basata sulla RSI richiede:
- alle imprese operanti nei Paesi in via di sviluppo, di attestarsi su standard non inferiori a quelli dei Paesi di origine promuovendone il loro raggiungimento nella comunità ospitante;
- alle imprese localizzate nei Paesi in cui la tutela dei diritti è rispettata, di pretendere dai partner commerciali delocalizzati il rispetto degli standard da esse stesse adottati.
In particolare, un impresa deve, ovunque operi, tutelare le libertà fondamentali dei propri dipendenti, ovvero:
- evitare assolutamente di ricorrere al lavoro forzato o obbligatorio e a qualsiasi forma di coercizione e
- contribuire alla scomparsa del lavoro minorile;
- garantire il rispetto del diritto alla riservatezza ed alla libertà di opinione, nonché
- l’esercizio dei diritti politici e dell’attività sindacale,
- evitare ogni trattamento discriminatorio (per motivi di sesso, razza, religione, opinione politica, cittadinanza od estrazione sociale),
- provvedere ad un ambiente di lavoro salubre e sicuro e ad un orario di lavoro che consenta il necessario riposo,
- garantire una remunerazione equa del lavoro e delle opere dell’ingegno, tale da permettere, anche alle rispettive famiglie, un’esistenza dignitosa.
Infine, un’impresa socialmente responsabile dovrebbe anche contribuire ad un’adeguata formazione dei dipendenti.
Si discute, peraltro, se ed in che misura sia lecito tarare questi standard di tutela in base alle peculiarità socio-economiche del Paese ospitante (es.: condizione della donna, età lavorativa media, reddito medio).
• Economia e Società locale
Gli effetti positivi apportati dagli insediamenti delle grandi imprese internazionali allo sviluppo socio-economico locale dei Paesi meno sviluppati possono essere notevoli, ma spesso solo a condizione che esse adottino scelte strategiche socialmente responsabili. In mancanza di queste infatti, gli ostacoli strutturali esistenti - come ad esempio il divario tra il livello tecnologico proposto e la capacità di assorbimento della regione ospite - frequentemente impediscono all’economia locale di ottenere benefici reali, mentre al contrario rischiano di danneggiare la sua imprenditoria, che risulta spiazzata dalla maggiore competitività delle imprese straniere.
E’ quindi essenziale il coinvolgimento degli stakeholder nella definizione delle scelte aziendali e nella ricerca di soluzioni che, contribuendo effettivamente allo sviluppo del territorio, favoriscano quel consenso locale che riduce anche il rischio dell’investimento.
Esempi tipici di comportamento responsabile di aziende multinazionali nei confronti dell’economia locale di Paesi ad un livello minore di sviluppo sono:
- il trasferimento tecnologico;
- la cessione dei diritti di proprietà industriale a costi compatibili con il mercato locale;
- la formazione, indirizzata allo sviluppo delle competenze e di programmi di R&S;
- lo sviluppo di nuovi prodotti mediante conoscenze e competenze locali;
- la creazione di collaborazioni stabili con i partner locali che favoriscano l’accesso di questi al mercato globale;
- gli investimenti di corporate venturing nel capitale di start-up locali.
Sotto un profilo più specificamente sociale, molte imprese internazionali promuovono un tipo di iniziative che vanno sotto la denominazione “social responsibility in action”, destinando una parte dei propri utili alla realizzazione di infrastrutture (scuole, ospedali, vie di comunicazione), come anche mettendo a disposizione della comunità locale parte della propria produzione o delle proprie risorse umane.
Anche se è controverso che in questi casi si possa parlare di RSI piuttosto che di filantropia, il vantaggio di queste iniziative è sia nei confronti del mercato globale - in termini di ricaduta di immagine e reputazione aziendale - sia rispetto all’insediamento stesso, in quanto permette di consolidare il radicamento nella comunità ospitante.
• Trasparenza
L’efficacia di una strategia aziendale socialmente responsabile è strettamente legata alla sua accountability, termine inglese che indica il grado di affidabilità di un impresa, misurato in base alla sua attitudine a “render conto” dei propri obiettivi, della propria attività e dei risultati conseguiti. Si tratta di una funzione importantissima, perché attraverso questo tipo di dichiarazioni l’impresa si assume la responsabilità di quello che decide di fare e fa ed, in qualche misura si sottrae al proprio arbitrio.
Sino a ieri le imprese hanno utilizzato un tipo di rendicontazione (bilancio tradizionale) che vede come soli destinatari gli azionisti (shareholder) e come oggetto il solo profitto realizzato, ma la liberalizzazione ha prodotto negli ultimi decenni una serie di problemi (corruzione, sperequazioni economiche, problemi ambientali, incertezza) che hanno generato nella società una nuova domanda di accountability. Questa ha come destinatari non solo gli azionisti, bensì il complesso degli stakeholder portatori sia di diritti che di interessi: lavoratori dipendenti, investitori, consumatori, istituzioni pubbliche, ONG. Tale domanda è nuova anche nel suo oggetto, non più circoscritto ai risultati economici, ma esteso ai modi e alle risorse impiegati per conseguirli.
Come indicato nel Libro verde della Comunità Europea, la società civile esprime una nuova richiesta di responsabilità sociale d'impresa e le imprese sono sempre più consapevoli che questa «può rivestire un valore economico diretto. Anche se la loro responsabilità principale è quella di generare profitti, le imprese possono al tempo stesso contribuire ad obiettivi sociali e alla tutela dell’ambiente, integrando la responsabilità sociale come investimento strategico nel quadro della propria strategia commerciale, nei loro strumenti di gestione e nelle loro operazioni».
E’ nata quindi l’esigenza di un nuovo tipo di trasparenza verso la società, che renda conto anche dei valori sociali realizzati dall’impresa e non solo - secondo quanto prescritto dalle leggi in materia di bilancio e scritture contabili - di quelli economici. A tale scopo, le imprese che vogliano comunicare all’esterno il livello di attuazione della propria RSI hanno oggi a disposizione un numero sempre maggiore di strumenti interni di adozione volontaria (codice etico, rendicontazione sociale, ecc.).
• Legalità
Il rispetto delle norme in vigore è il requisito minimo e il presupposto della RSI, che nella sua specificità richiede di andare oltre le prescrizioni normative per contribuire all’affermarsi di uno sviluppo equo e sostenibile. E’ quindi ovvio che un’impresa socialmente responsabile rifiuti pratiche illegali come la concorrenza sleale, la corruzione e l’evasione fiscale, che minano le prospettive di crescita e di sviluppo delle società.
Le aziende che scelgono una strategia di RSI dichiarano all’opinione pubblica ed agli stakeholder la loro non partecipazione a fenomeni illegali di manipolazione del mercato finanziario e insider trading, come anche di evasione fiscale tramite pratiche di transfer-pricing, facilitate dalla propria struttura transnazionale.
Inoltre, soprattutto nei Paesi le cui istituzioni non sono ben consolidate, esse si impegnano ad usare molta prudenza nei confronti di prassi quali il lobbying che, seppur legittime, nella loro scarsa trasparenza potrebbero compromettere la tutela di quei beni che la RSI si ripromette di proteggere.
• Consumatori
A partire dagli anni ’60 con le prime prese di posizione ambientaliste e poi soprattutto nel decennio successivo, ha cominciato ad affermarsi a livello internazionale il movimento dei consumatori, sempre più sostenuto da scienziati che denunciano la dannosità per l’uomo e per l’ambiente di alcune produzioni.
Le organizzazioni dei consumatori rivendicano l'importanza di un consumo consapevole e quindi la necessità di avere a disposizione informazioni affidabili sulle condizioni di produzione e di vendita dei prodotti, complete di ogni indicazione sui rischi potenziali legati al loro uso e consumo.
Tutte le imprese sanno che la reputazione e quindi il successo dipende dal loro impegno nei confronti dei consumatori, ma quelle che hanno scelto un comportamento socialmente responsabile guardano al consumatore-stakeholder non solo come cliente, ma come “collaboratore” nel perseguimento della propria strategia di RSI, coinvolgendolo anche attraverso sondaggi d’opinione per meglio conoscerne le esigenze.
Il consumo consapevole rappresenta quindi un approccio nuovo alle responsabilità sociali sia dell'impresa che dei consumatori, che stanno acquisendo sempre maggiore importanza nei confronti del mercato e della società, promuovendo un consumo sicuro e compatibile con un sviluppo sostenibile, nonché equo e solidale.
Tra le richieste dei consumatori non ci sono infatti solo quelle riguardanti la sanità e l’eco-sostenibilità delle merci e delle vari fasi di produzione, bensì anche l’attestazione che esse non siano prodotte mediante lo sfruttamento di risorse umane.
• Catena di fornitura
Con la globalizzazione dei mercati le catene di fornitura sono divenute molto complesse, spesso delocalizzate in Paesi a bassa tutela dei diritti umani e privi di normativa ambientale. Tale situazione rappresenta un punto critico per le imprese che hanno scelto di adottare un comportamento socialmente responsabile, perché è difficile sostenere la concorrenza economica di competitori che utilizzano il lavoro svolto in condizioni critiche e trascurano di tutelare l’ambiente.
Se questo è vero, è altrettanto vero che l’attività delle ONG e dei media, come anche la crescita di importanza del consumo etico e consapevole , hanno determinato lo sviluppo del Socially Responsible Investing, ovvero una strategia di investimento per Istituzioni e Privati che collocano le loro risorse finanziarie solo su imprese che rispettano determinati comportamenti sociali e ambientali. Il mancato rispetto del controllo etico sulla catena di fornitura, spesso denunciato anche da un rating sociale non richiesto, sta quindi diventando per le imprese un rischio non solo commerciale ma anche finanziario.
Al contrario, le aziende in grado di garantire l’eticità di tutta la filiera e del ciclo produttivo vincolando tutti i partner della catena di fornitura al proprio codice etico, hanno una ricaduta in termini positivi che si compone di diversi fattori:
- miglioramento dell’immagine sul mercato tramite specifiche certificazioni o marchi di qualità di azienda etica e di prodotto etico o eco-sostenibile;
- fiducia da parte degli inventori etici e dei consumatori;
- buoni rapporti con le Istituzioni e con le organizzazioni sociali (sindacati, ONG, ecc.).