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Principi e linee guida dalle Organizzazioni Internazionali

A livello di legislazione nazionale non mancano tentativi di predisporre strumenti incentivanti o vincolanti per promuovere nelle imprese comportamenti socialmente responsabili, soprattutto in campo ambientale. Ma sia in relazione al carattere di volontarietà della RSI, sia a quello transnazionale di molti dei suoi contesti di applicazione, gli interventi più autorevoli in materia di principi, modelli e parametri di riferimento hanno avuto luogo proprio a livello delle organizzazioni internazionali, che hanno assunto in questo campo un ruolo di promozione e guida.

Il panorama odierno degli strumenti in materia di RSI è quindi dominato da linee guida, vademecum e dichiarazioni di intenti da parte di imprese e Governi, realizzati per mezzo di diverse organizzazioni internazionali.
Di seguito vengono elencati i principali, distinti secondo l’organizzazione di riferimento.

• OCSE

Uno degli impegni prioritari dell’OCSE è quello di promuovere uno sviluppo economico sostenibile, quindi molti dei suoi studi, ricerche e linee guida forniscono una serie di strumenti che hanno ampio spazio di applicazione nell’ambito della RSI, pur non riferendosi ad essa direttamente. Tra questi:

  • Linee guida OCSE destinate alle imprese multinazionali, che contengono un corpo di norme e principi non vincolanti di comportamento responsabile, allo scopo di indicare alle imprese un modello di condotta funzionale ad uno sviluppo sostenibile. Inizialmente elaborate nel 1976, sono state sottoposte negli anni a diverse importanti revisioni;
  • Dichiarazione sugli investimenti internazionali e le imprese multinazionali  del 2001, con la quale i Governi firmatari si sono impegnati a promuovere presso le imprese l’osservanza volontaria delle Linee guida;
  • Quadro d'azione OCSE per gli investimenti  del 2006, una checklist elaborata dal Consiglio dell'OCSE per aiutare i Governi a migliorare il clima degli investimenti e favorire la crescita e lo sviluppo sostenibile;
  • La Guida per l'utente del Quadro d'azioe OCSE per gli investimenti, una sorta di manuale pratico sui modi per attuare il Quadro: Più che un semplice manuale tecnico, esso mette in luce come  i principi fondamentali del Quadro possano inflienare gli investimenti, come i vari cvapitoli dello stesso siano interdipendenti e come esso possa essere di aiuto nel corso di un procvesso di riforma e nell'incoraggiare il dialogo pubblico/privato.

  • Principi di governo societario, adottati dall'OCSE nel 1999 e sottoposti a revisione nel 2004, sono destinati alle società ma anche ai Governi ed agli investitori. Essi costituiscono una raccolta non vincolante di orientamenti e suggerimenti per lo sviluppo di un buon governo societario, funzionale alla stabilità del mercato finanziario, agli investimenti ed alla crescita economica;
  • Risk Awareness Tool for Multinational Enterprises in Weak Governance Zones, adottata nel 2006 dal Consiglio dell'OCSE, è un vademecum di buone pratiche, dedicato anch'esso alle imprese multinazionali per guidarne il comportamento laddove investano in Paesi i cui governi non hanno la volontà o la capacità di esercitare appieno le proprie funzioni.

Inoltre, l'OCSE ha assistito la Presidenza italiana del G8 nello sviluppo del “ Global Standard” per la titolarità, l'integrità e la trasparenza (vedi G8). Questa iniziativa è complementare alla “Global Chart” proposta dal governo tedesco all'interno del G20. Concepito dalla la presidenza italiana G8 all'inizio di 2009, il “Global Standard” mira a definire un insieme di principi e regole comuni per la titolarità, l'integrità e la trasparenza nel commercio e nella finanza internazionale, per garantire uno sviluppo più stabile e più sostenibile dell’economia globale. Ciò attraverso la ricognizione dei principali strumenti internazionali, tra cui quelli dell’OCSE quali la Convenzione Anti-Corruzione, i Principi di Governo Societario e le Linee Guida destinate alle imprese multinazionali, così come quelli in materia di fisco, concorrenza, controllo pubblico ed aiuti allo sviluppo.

• UE

Nel periodo del suo mandato, dal 1985 al 1995, Jacques Delors fu il primo presidente della Commissione Europea che parlò ufficialmente di Responsabilità Sociale delle Imprese. Negli anni seguenti l’Unione Europea ha elaborato alcuni importanti documenti politico-programmatici in materia di RSI:

  • Risoluzione sulle norme comunitarie applicabili alle imprese europee che operano nei Paesi in via di sviluppo, adottata nel 1999 dal Parlamento Europeo, al fine di ridurre gli abusi in materia di diritti dei lavoratori e di ambiente compiuti dalle imprese europee operanti nei paesi in via di sviluppo, incoraggiare le iniziative volontarie (codici di condotta inclusi) adottate dalle imprese, dall'industria, dal sindacato e dalle associazioni di ONG, nonché a sostenere la formazione di un'adeguata base giuridica europea;
  • Libro verde "Promuovere un quadro europeo per la Responsabilità sociale delle imprese", pubblicato nel luglio 2001, con il quale la Commissione Europea ha fornito una autorevole definizione di RSI e promosso un dibattito  su come creare un quadro europeo favorevole alla RSI in funzione del conseguimento degli obiettivi di Lisbona;
  • La responsabilita sociale d'impresa: contributo delle imprese allo sviluppo sosttenibile, Comunicazione della Commissione del 2002 alle istituzioni europee, agli Stati membri, alle parti sociali, alle associazioni di imprese e di  consumatori ed a qualsiasi altra parte interessata. Divisa in sei capitoli, definisce il concetto di RSI nell'ambito dello sviluppo sostenibile, riassume i risultati del processo di consultazione, descrive la strategia europea per la promozione della RSI, avanza proposte operative.
  • Partenariato per la crescita e l’occupazione fare dell’Europa un polo d’eccellenza in materia di Responsabilità Sociale delle Imprese del 2006, una comunicazione della Commissione europea nella quale vengono riportati i risultati di un’ampia consultazione seguita al Libro verde, nel quale viene espressa la ferma convinzione che la RSI costituisca un aspetto del modello sociale europeo, capace di contribuire allo sviluppo sostenibile, rafforzare il potenziale innovativo e la competitività dell’Europa e favorire così la creazione di posti di lavoro. Per tali motivi il documento, promosso presso il Parlamento europeo, il Consiglio e il Comitato Economico e Sociale invita tutte le parti interessate, gli Stati membri e le imprese ad operare in stretto partenariato per fare dell’Europa un polo di eccellenza in materia di RSI;

Peraltro, la UE mette in campo anche una serie di attibvità concrete per la promozione della RSI. Nel 2009 la Commissione Europea ha ospitato una sessione plenaria dell'European Multistakeholder Forum on CSR. Lanciato nell'ottobre del 2002, il Forum rappresenta una piattaforma di discussione tra i principali gruppi di stakeholders a livello europeo - associazioni datoriali, sindacati, organizzazioni e reti imprenditoriali, organizzazioni della società civile - con la Commissione. L’European Alliance on CSR è, invece, una iniziativa lanciata dalla Commissione Europea per dar seguito alla sua Comunicaizone “ Partenariato per la crescita e l’occupazione...” ed è un partenariato aperto tra imprese (oggi cirrca 230) e Commissione, privo di forma giuridica e gestito dalle associazioni imprenditoriali aderenti, che fornisce copertura politi1ca alle iniziative inrtaprese per migliorare la conoscenza e la consapevolezza della RSI, sostenere  forme di collaborazione e assicurare un ambiente favorevole alla RSI. Altre iniziative mirano a favorire l'attuaziione della RSI presso le PMI ed i giovani imprenditori.

Tra gl strumenti concreti di ausilio alla CSR, messi in campo dalla UE meritano di essere ricordati:  

  • i sistemi di gestione ambientale (EMAS, Eco-label)  e relativa certificazione volontaria, per incoraggiare le imprese a realizzare in modo sistematico e integrato la gestione complessiva delle tematiche ambientali, secondo un’impostazione che contestualmente determini l’incremento della propria competitività;
  • il Portale per la gestione responsabile della catena di fornitura (Portal for Responsible Supply Chain Management), creato dalla  European Alliance on CSR per fornire strumenti ed informazioni agli operatori  che vogliano, in concreto, contrubuire ad una gestione responsabile della catena di fornitura.

• OIL

L’Organizzazione internazionale del Lavoro (OIL), fondata nel 1919, è dedicata a promuovere il lavoro produttivo in condizioni di libertà, equità, sicurezza e dignità umana e a difendere il diritto dei lavoratori e dei datori di lavoro a costituire organizzazioni per la contrattazione collettiva. I problemi connessi alle attività delle imprese multinazionali - in particolare rispetto ai rapporti con i paesi sottosviluppati in materia di lavoro e politica sociale - hanno portato l’OIL ad adottare nel 1977 la:

  • Dichiarazione tripartita di principi relativi alle imprese multinazionali e la politica sociale: unico strumento in tema di pratiche socialmente responsabili sottoscritto, dopo lunghe trattative, dai Governi e dai rappresentanti dei lavoratori e dei datori di lavoro. Esso enuncia una serie di principi impegnando i firmatari a promuovere da parte delle imprese (multinazionali e non) una serie di pratiche efficaci in materia di occupazione, formazione, condizioni di lavoro e di vita, relazioni industriali. Il testo della Dichiarazione venne rivisto nel 1987, nel 2000 e nel 2006, per includervi ulteriori disposizioni ed un particolare riferimento al rispetto dell’età minima di accesso al lavoro, in modo da incidere efficacemente sull’«eliminazione di tutte le forme di lavoro forzato o obbligatorio» e sulla «effettiva abolizione del lavoro minorile».

• ONU

  • Global Compact  (Patto Globale), un invito rivolto ai leader dell’economia mondiale ad aderire integrandoli nelle proprie strategie, a dieci principi universali nei campi dei diritti umani, delle condizioni di lavoro e dell’ambiente (inizialmente nove, cui fu aggiunto in seguito quello della lotta alla corruzione). lo strumento si ispira a strumenti ampiamente condivisi quali la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, la Dichiarazione dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro sui principi e i diritti fondamentali nel lavoro, la Dichiarazione di Rio sull’Ambiente e lo Sviluppo  la Convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione. Esso intende anche favorire la cooperazione dei principali attori del settore per favorire un’economia più inclusiva e sostenibile;
  • Principles for Responsible Investment (PRI), una serie di principi a disposizione degli investitori istituzionali che intendano tenere conto delle istanze sociali ed ambientali, elaborati sempre su proposta di Kofi Annan da un gruppo di lavoro di rappresentanti di 12 Paesi, coordinato dal Global Compact in collaborazione con l’organizzazione United Nations Environment Programme Finance Initiative (UNEP FI);
  • Norme sulle responsabilità delle compagnie transnazionali e delle altre imprese in relazione ai diritti umani, adottate nel 2004 dalla relativa Commissione ONU con l’intento di promuovere e impegnare Governi e imprese multinazionali al rispetto dei diritti umani. Esse sanciscono per le imprese il riconoscimento e il rispetto delle norme internazionali - oltre che di quelle nazionali - in materia di tutela ambientale, diritti umani, discriminazione, salute, sicurezza pubblica, bioetica, principio di precauzione, sviluppo sostenibile. Esse inoltre richiedono di applicare tali norme nei rapporti con partners e fornitori locali, e di pretenderne da questi l’osservanza. Nonostante il documento sia ancora lungi dall’assumere quella forza vincolante cui è destinato, esso nel frattempo può essere preso a modello da Governi e multinazionali per la promozione o l‘adozione di condotte responsabili.

• G8

  • Crescita e responsabilità nell'economia mondiale, la dichiarazione del Summit di Heiligendamm del 2007, nella quale sono affrontati i temi del clima degli investimenti e della responsabilità sociale quali fattori chiave per massimizzare i benefici degli investimenti transfrontalieri. Con tale dichiarazione gli Stati sono invitati, tra l'altro, a promuovere i principi contenuti nelle Linee Guida OCSE, mentre le imprese e loro associazioni sono invitate ad aderirvi. Inoltre, la dichiarazione inviata l’OCSE a collaborare con l’ILO e con il Global Compact per realizzare una raccolta ragionata dei più rilevanti standard in tema di RSI.
  • Verso un "Global Standard". Per garantire trasparenza, fiducia e funzionamento dei mercati, cosa fondamentale per uscire dalla crisi economico-finanziaria in essere, la Presidenza Italiana del G8, nel corso della riunione dei ministri finanziari del G7 del febbraio 2009, ha promosso l'adozione di un "Legal Standard" internazionale, di un insieme minimo di principi e regole comuni, sulla titolarità, l'integrità e la trasparenza dell'attività economica e finanziaria internazionale. Dal canto suo, Angela Merkel, nel corso di un incontro a Berlino con i vertici dell'OI, del FMI, dell'OCSE e del WTO, ha lanciato la proposta di una "Global Chart" per una economia internazionale più sostenibile. Per entrambi i progetti, alle principali organizzazioni internazionali è stato affidato il compito di pasare in rassegna, sotto il coordinamento dell'OCSE, i principali strumenti internazionali esistenti che possano costituire la base per la creazione di tali standard. L’impegno è stato rbadito dal G8 de L’Aquila (luglio 2009).